#4 la maison brûle

Monkeyphoto #4

La maison brûleAlessandro Ciccarelli

print in Spring 2016
Limited edition – 140 copies
40 Pages
30 Photos
Softcover 18×24 cm, Indigo Print on Fedrigoni Woodstock Betulla 140gr. / Fedrigoni Arcoprint edizioni 300gr.
price: 10€

 

[english version below]

 

«Vedo un anello» disse Bernard «sospeso sulla mia testa. Pendente, tremulo e vibrante, in un cerchio di luce.»
«Io vedo una lastra di un giallo pallido» disse Susan «che fugge via fino a perdersi in una striscia violetta.»
«Io odo un suono» disse Rhoda «cip cip, cip, cip; su e giú tra i rami.»
«Io vedo un globo» disse Neville «pendulo come una goccia contro i fianchi immensi di una qualche collina.»
«Vedo una nappa color cremisi» disse Jinny «con fili d’oro intrecciati.»
«Io sento come uno scalpitío» disse Louis. «Il piede di un grosso animale è stato incatenato. E la bestia scalpita, scalpita, scalpita.»

La maison brûle, l’ultima serie di Alessandro Ciccarelli, simile a un diario costruito seguendo il flusso di coscienza, lavora per associazioni non immediatamente decifrabili, rendendo labile il confine tra percezione del reale e rielaborazione mentale. Queste immagini privano lo sguardo di riferimenti spazio­temporali, unendo soggetti apparentemente slegati tra di loro e ci lasciano sperduti a rintracciare un senso. Come nelle Onde di Virginia Wolf, i soggetti ritratti parlano senza essere introdotti, dialogano senza attendere risposte, non hanno voglia di spiegarsi, si spingono al confine della comprensibilità, come in un rincorrersi di immagini oniriche, ricordi e sensazioni.

Fotografare dunque non è un atto per ridefinire la realtà, le immagini non sono segni rassicuranti utili ad orientarsi ma sono parte di un atto di ricerca, dialogo e modificazione che coinvolge il fotografo stesso, i soggetti ritratti e chi queste fotografie guarda, come in un gioco di specchi.

La maison brûle ci avvicina a un’idea del fotografare come esperienza del sé, che di volta in volta interroga e trova il suo senso non nelle riposte e nelle certezze ma nell’incontrare – e porci – nuove domande.

 


 

‘I see a ring,’ said Bernard, ‘hanging above me. It quivers and hangs in a loop of light.’
‘I see a slab of pale yellow,’ said Susan, ‘spreading away until it meets a purple stripe.’
‘I hear a sound,’ said Rhoda, ‘cheep, chirp; cheep chirp; going up and down.’
‘I see a globe,’ said Neville, ‘hanging down in a drop against the enormous flanks of some hill.’
‘I see a crimson tassel,’ said Jinny, ‘twisted with gold threads.’
‘I hear something stamping,’ said Louis. ‘A great beast’s foot is chained. It stamps, and stamps, and stamps.’

La maison brûle, the last series by Alessandro Ciccarelli, like a steam of consciousness diary, shows not immediately decipherable connections, blurring the boundaries between perception of reality and mental reprocessing. These images deprive the eye of space and time landmarks, combining apparently unrelated subjects one to each other, leaving us lost trying to track a sense. As in The Waves by Virginia Wolf, those pictures speak without being introduced, dialogue without waiting for answers, they don’t want to explain themselves and move to the intelligibility edge, as in a succession of dreams, memories and feelings.

In this case photographing isn’t an act to redefine reality, the images are not comforting signs to find an orientation but a part of an act of research, dialogue and modification involving the photographer himself, the subjects portrayed and who looks at these photographs as in a hall of mirrors.

La maison brûle brings us closer to an idea of the act of photographing as an experience of self, that time by time it queries and finds the meaning not in the answers and certainties but in finding ­and lending ­new questions.

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